Per la fine del 2010, LightSail-1 dovrebbe essere operativa per il primo volo a vela nello spazio.
Il concetto del volo spaziale a vela è un design che ha ormai più di 50 anni, e che consentirebbe il volo interplanetario o interstellare di lunga durata sfruttando la pressione che il vento solare esercita su una vela.
Il concetto di LightSail-1 è differente: la pressione è data dalla luminosità, e non dal flusso di gas ionizzato emesso dal sole, che si affievolisce man mano che ci si allontana dalla stella.
L'accelerazione di una nave spaziale di questo tipo sarebbe molto lenta, ma la velocità raggiungibile potrebbe essere elevatissima, vista la costante spinta esercitata dalla luminosità solare.
"E' una spinta lieve ma continua, al contrario di un razzo che ha un'elevata accelerazione, che si esaurisce velocemente" dice Luis D. Friedman, direttore esecutivo della The Planetary Society.
"Se la missione dovesse eventualmente durare diversi anni, potrebbe raggiungere la velocità di 100.000 miglia orarie, raggiungendo i confini del sistema solare in soli 5 anni invece di 25".
Il primo esperimento di vela solare condotto dalla The Planetary Society risale al 2005. Cosmos 1, trasportato dal razzo Volna lanciato da un sommergibile russo dal Mare di Barents, non ha mai raggiunto lo spazio, sprofondando nell' oceano Artico.
Il nuovo progetto, che verrà sviluppato sul lato pratico dalla Stellar Exploration Inc. di San Luis Obispo, California, sarà basato sulla tecnologia CubeSat: due dei tre microsatelliti che compongono LightSail-1 saranno sfruttati come alloggiamento e struttura di supporto per la vela solare, costituita da una superficie in Mylar dal lato di 5,5 metri, spessa 4,6 micron, e dalla forma di diamante.
Orbiterà ad un'altezza di 800 km dalla Terra e sarà operativa per pochi giorni, per verificare la possibilità di manovrarla e registrare la sua accelerazione.
Per le piccole dimensioni dei moduli (bene o male pari a quelle di tre tostapane), il lancio potrà essere effettuato senza un razzo specifico per la sua messa in orbita, ma sfruttando un'altra missione, inserendo come "bagaglio aggiuntivo" il modulo LightSail-1.
Le successive missioni, LightSail-2 e LightSail-3, saranno progettate per rimanere in orbita molto più a lungo (Lightsail-2) o per dirigerle verso lo spazio profondo per studiare le tempeste solari (LightSail-3).
Nonostante il precedente fallimento di Cosmos 1, la the Planetary Society non si scoraggia facilmente : "C'è sempre un pizzico di arroganza in chi costruisce una nave spaziale" dice Friedman "Queste cose sono terribilmente complicate, ma credi di potercela fare, e quando ci riesci è incredibilmente gratificante".
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